Bullismo e disagio giovanile, l’impegno a non lasciarli soli

Il racconto di una psicologa e psicoterapeuta sul percorso di Francesca e Andrea, due ragazzi di 16 anni vittime di un’aggressione: «Tornano in mente le parole del Papa: “Non lasciamoli soli”»

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Lo sguardo smarrito di Francesca e il pianto convulso di Andrea mi colsero di sorpresa mista a preoccupazione, per poi dar “spazio” al pensiero e cercare di capire come poter aiutare due ragazzi di 16 anni che si erano “rifugiati” nel consultorio. Francesca ed Andrea erano stati aggrediti da un gruppo di bulli al parco vicino per aver chiesto una sigaretta; Francesca non sapeva cosa fare, conosceva il consultorio e i suoi servizi e sperava potessimo aiutarli. Dopo aver medicato Andrea abbiamo cercato di ascoltarli, di accogliere le loro emozioni, le paure e le preoccupazioni sia rispetto all’aggressione sia rispetto al contattare la famiglia, spiegarle l’accaduto e farli riaccompagnare a casa.

Francesca cercava di rassicurare Andrea ma il suo sguardo e il suo aspetto mostrava sulle gambe diverse cicatrici (di chi è “abituato” a gestire l’angoscia con tagli), tradivano una fragilità e un bisogno di essere aiutata. Raccontò del suo ricovero in psichiatria durato due mesi, da cui emerse un quadro psicopatologico con una diagnosi che Francesca scandiva e ricordava precisamente come se fosse un biglietto di presentazione. La diagnosi parlava del suo abuso di alcool, dei suoi spunti paranoidei, di un forte stato di angoscia che si manifestava con comportamenti border-line.

Al termine del ricovero il reparto l’aveva dimessa con un’importante terapia farmacologica e l’indicazione di un percorso psicologico alla Asl di zona, ma era passato più di un mese e non l’avevano ancora chiamata! Rimasi colpita dalla lucidità e dalla freddezza emotiva con cui Francesca raccontava la sua storia come se il tempo fosse sospeso, in attesa di “qualcosa” che potesse cambiare la situazione.

Le chiesi della scuola e lei, con un tono più “vivo”, disse che volevano promuoverla, ma che lei desiderava essere bocciata perché con le assenze del ricovero avrebbe preferito ripetere l’anno e approfondire le materie. Una ragazza così fragile e allo stesso tempo desiderosa di farcela. Le dissi di chiamare la madre o il padre per farsi riaccompagnare a casa ma la conversazione, durata pochi secondi, si concluse con una sua scusa per il disturbo e una rassicurazione che non faceva nulla e che sarebbe tornata da sola. Francesca era sola!

Andrea era seguito dal centro di neuropsichiatria infantile, raccontava che il dottore gli aveva dato una terapia ma che lui non la prendeva perché si sentiva molto giù, si sentiva solo. Andrea non voleva assolutamente avvisare la madre perché, per andare da Francesca, aveva raccontato una bugia. La soluzione più rassicurante per lui era di avvisare i nonni che arrivarono dopo poco e ci raccontarono delle difficoltà di Andrea, del rapporto difficile con la madre e della morte del padre, da circa un anno, con cui non aveva mai avuto una buona relazione.

Tornano in mente le parole di Papa Francesco, a conclusione del Convegno diocesano del 2017: «Non lasciamoli soli!» sembra un grido di aiuto per i giovani, per i genitori. Non lasciamoli soli nella sofferenza, nella violenza, nell’impotenza in cui a volte la vita mostra la sua crudeltà.

Come non lasciarli soli? Quanto è accaduto non è riscontrabile solo per l’esperienza di Francesca ed Andrea, dove Francesca, ricordandosi del servizio del consultorio, abbia potuto chiedere aiuto. Da 25 anni il consultorio “Al Quadraro” offre un servizio “su strada”: è un luogo dove potersi “rifugiare” e sentirsi accolti, un luogo dove poter chiedere aiuto, un luogo “dalla porta sempre aperta”. Credo fortemente che il consultorio possa essere un esempio di risposta sul territorio così come richiesto dal Papa, ma soprattutto come richiesto dalla sofferenza delle persone.

A cura di Laura Boccanera, psicologa – psicoterapeuta del Consultorio diocesano Al Quadraro, per gentile concessione di Romasette.it

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