Andrea Lanfri: “Chi viene con me sul Tetto del mondo”?

C’è chi fa di ogni intoppo nella propria vita l’Everest. Una vetta insormontabile. Chi, invece, come Andrea Lanfri, amante della montagna e dello sport fin da bambino, ha deciso di salire sul Tetto del mondo nonostante quel “piccolo batterio che voleva fermarlo”, la meningite fulminante che nel 2015 ha portato via al giovane atleta lucchese entrambe le gambe e sette dita delle mani.

L’ardua impresa, scalare la montagna di oltre 8800 metri tra Cina e Nepal, è in programma per la primavera del 2020. Ma non è l’unica. Andrea, grazie a una raccolta fondi, ha già conquistato, con i suoi nuovi piedi, il Chimborazo in Ecuador. Ancora prima, la cima grande di Lavaredo e il Monte Rosa.

Andrea Lanfri: la mia scalata più grande? Il ritorno alla vita di tutti i giorni 1La sua incredibile storia è impressa sulle pagine di “Voglio correre più veloce della meningite” libro scritto insieme a Giulia Puviani. In attesa che venga presentato il prossimo 5 aprile alla parrocchia Santa Melania Juniore, ad Axa, nel X Municipio di Roma, Andrea ha ripercorso con noi alcune delle tappe fondamentali della sua nuova vita.

La sfida più difficile

“Ho sempre visto il batterio come una persona che voleva fermarmi, ostacolarmi. Non ero d’accordo, non mi andava giù che doveva finire lì. Il giorno cruciale  – ricorda l’atleta – è stato il 21 gennaio 2015: la mattina mi sveglio con tantissimo freddo, il pomeriggio entro in coma. Un mese dopo mi risveglio all’ospedale ignaro di ciò che avevo fatto ma sopratutto del futuro.

Da lì è partita la mia più grande scalata, la vetta: tornare alla vita normale, una grande e difficile conquista. Il periodo in ospedale è stato lungo e doloroso e poi quando

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ph Andrea Puviani, Foto Gino Ferrara – Tre Cime di Lavaredo settembre 2018

sono riuscito a vincere le prime battaglie, è iniziata la mia nuova vita con i nuovi piedi: un nuovo mondo da scoprire.  

È stata un’esperienza lunga ma breve allo stesso tempo.  – racconta ancora Andrea – È stata una corsa: fatte le prime protesi, ho dovuto rimparare a camminare, mangiare, scrivere. A fare tutte le cose che prima era banali. Ma l’ho vista come una sfida. Ero convinto che sarei riuscito a tornare a fare le cose che facevo prima e le mie passioni: l’arrampicata, l’alpinismo, il trekking in montagna. Mi sono rimboccato le maniche e iniziato lavorarci su”.

Ma oltre alla preparazione fisica, immagino ci sia stata anche una concentrazione di tipo mentale nell’affrontare queste sfide…

“Sì, soprattutto mentale. È la componente importante, se non la più importante. Il messaggio che ho sempre cercato di trasmettere è che seguendo i propri sogni e le proprie passioni si può sempre andare oltre, sempre ripartire.”

Ascolta la testimonianza di Andrea Lanfri nell’edizione odierna di Radiopiù Sport:

Le altre notizie

Sarà presentato questo pomeriggio, a Palazzo Pio, alle ore 17, “Sport, una lettera alla volta”. Nel libro anche un contributo di Papa Francesco sul significato e il valore della pratica sportiva.

Andrea Lanfri: la mia scalata più grande? Il ritorno alla vita di tutti i giorni 3Domenica 24 marzo al via il Torneo di calcetto e pallavolo dei ragazzi delle scuole medie organizzato dal Centro Oratori Romani. Sempre Domenica, Festa di Primavera al Parco Tutti Insieme, una giornata all’insegna dello sport e del divertimento. Tra gli organizzatori anche l’Unione Sportiva delle Acli di Roma.

Sabato 6 aprile, alla vigilia della Maratona di Roma, alle ore 18, nella Basilica Santa Maria in Montesanto sarà celebrata, su iniziativa di Athletica Vaticana, la Messa del Maratoneta. Atlete e atleti, non solo maratoneti, sono invitati a vivere insieme un intenso momento di spiritualità.

 

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