Leonardo da Vinci a Roma: il disegno come campo d’indagine

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Leonardo da Vinci a Roma: la corte di Giuliano de’ Medici

Ingegnere, astronomo, botanico, studioso di anatomia, pittore. Precisissimo e confusionario al tempo stesso per la mania di lasciare i suoi appunti su fogli sparsi. Capolinea di un secolo e precursore di una nuova era. In una parola, Leonardo Da Vinci, di cui proprio nel 2019 si celebra il quinto centenario dalla morte.

Poco prima di morire, ad Amboise, in Francia, Leonardo soggiornò a Roma. A invitarlo Giuliano de’ Medici, ultimo dei sette figli di Lorenzo il Magnifico, fratello del Papa Leone X, capitano generale della guardia pontificia e grande mecenate d’arte.

Dunque Leonardo, dal 1514 al 1517, non abitò in luogo qualunque, ma nella palazzina del Belvedere in Vaticano. «Arrivò in punta di piedi, seppur preceduto da una grande fama di artista e di scienziato a tutto campo», ha raccontato ai nostri microfoni Guido Cornini, direttore del reparto per l’arte del XV e XVI secolo dei Musei Vaticani, che abbiamo incontrato lo scorso 8 novembre, a Santo Spirito in Sassia, nell’ambito di un incontro a cura del Servizio per la Cultura e l’Università della Diocesi di Roma.

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L’incontro, a cura del Servizio per la Cultura e l’Università della Diocesi di Roma, “Leonardo da Vinci a Roma” (Chiesa di Santo Spirito in Sassia, 8/11/2019). In foto, partendo da destra, monsignor Andrea Lonardo, Francesco d’Alfonso e Guido Cornini

Leonardo: personalità a sé stante in un variegato contesto artistico

Leonardo prima lascia Firenze. «Aveva preferito rinunciare a un’incerta carriera artistica molto monopolizzata dalle rivalità fra i vari artisti per andare in una Milano dove poteva presentarsi come l’esponente di una cultura superiore fiorentina senza però dover incorrere negli sterili estetismi, come li considerava lui, della scuola neoplatonica e dei suoi rappresentanti artistici».

Poi arriva a Roma, dove «resta ancora una volta in disparte rispetto alla scena artistica dominata da Michelangelo e da Raffaello. Questo fa proprio parte della sua personalità: cioè il non volersi impegnare in una competizione che era anche professionale oltre che ideologica ed estetica».

Il suo intento è, invece, quello di «coltivare un’immagine di sé con un aristocratico riservo, un apprezzamento universale, che lo rende una personalità a sé stante rispetto al più corrente, pur variegatissimo, panorama artistico contemporaneo».

Leonardo da Vinci a Roma: cosa rimane?

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San Girolamo – Leonardo Da Vinci (Pinacoteca Vaticana)

Cosa ci rimane, dunque, del periodo trascorso a Roma da Leonardo?

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Leda con il Cigno. Copia di Leonardo Da Vinci (Galleria Borghese)

Oltre al San Girolamo, incompiuto, oggi custodito nella Pinacoteca Vaticana, impronta visibile dell’artista toscano a Roma è anche una copia di Leda col Cigno, che si trova nella Galleria Borghese.

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Le Stanze di Raffaello (Musei Vaticani) – La scuola di Atene

Altra traccia l’ha lasciata Raffaello nelle Stanze Vaticane.

Il pittore dipinse Leonardo, già prima del suo arrivo a Roma (i due si erano già conosciuti a Firenze), nell’affresco della Scuola di Atene.

Leonardo, al centro, è raffigurato con le sembianze del filosofo Platone.

Leonardo da Vinci a Roma: Cornini, «Il disegno come pratica d’indagine»

Leonardo non fu soltanto un grande artista. «In Vaticano – ha spiegato Cornini – fa vari studi ma soprattutto di anatomia. Sia di anatomia animale in senso lato, che di anatomia umana. E questo ci porta a parlare nel luogo in cui ci troviamo» (Santo Spirito in Sassia, primo ospedale universitario di Roma Ndr).

Leonardo arrivò a padroneggiare questi studi di anatomia grazie «a una pratica dissettoria (cioè l’autopsia) fatta sui cadaveri, messa a disposizione dall’autorità. Con la sua posizione di protetto del Papa non poteva accadere altrimenti».

Al contrario, «altri per analoghe ricerche, leonardo da vinci a romasi procuravano i cadaveri in modo illegittimo e incorrevano dunque in sanzioni di tipo penale oltre che in un biasimo sociale e religioso.

La novità è che Leonardo non si limita a fare questi studi ma, coerentemente al proprio indirizzo di artista-scienziato, disegna. Il disegno è per lui una pratica d’indagine.

Quindi, oltre agli appunti, c’è propria un’attività di disegno che testimonia lo stadio, passo dopo passo, del suo immergersi, del suo avanzare nelle conoscenze scientifiche e anatomiche e la grandezza di questo genio universale, forse l’ultimo del Rinascimento».

Con il tempo, infatti, «cominciano le specializzazioni. Quindi l’arte e il mondo professionale conosceranno dei campi di sapere specializzato e distinto l’uno dall’altro, mentre in Leonardo coesistono ancora in unica personalità».

Ascolta l’intervista a Guido Cornini nella puntata di oggi di Tutte le Strade: 

Rivedi la diretta Facebook di “Leonardo da Vinci a Roma” (Chiesa di Santo Spirito in Sassia – 08/11/2019):

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